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Public Order Initiative
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Tutelare la protesta pacifica. Fermare la violenza dei disordini di piazza.

Destinatari: i membri del Parlamento europeo, la Commissione europea, il Consiglio dell’Unione europea, nonché i governi e i parlamenti degli Stati membri dell’Unione europea e dello Spazio economico europeo.

Perché presentiamo questa petizione

La libertà di riunione pacifica è un pilastro della democrazia europea. È tutelata dall’articolo 11 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, dall’articolo 12 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e dalle costituzioni dei nostri Paesi. Ognuno deve essere libero di riunirsi, di sfilare e di esprimere le proprie opinioni, comprese quelle che altri trovano scomode.

Negli ultimi anni le città di tutta Europa hanno conosciuto disordini in cui una piccola minoranza violenta ha dato alle fiamme automobili, abitazioni ed edifici pubblici, saccheggiato negozi e aggredito residenti, agenti di polizia, vigili del fuoco e personale sanitario. Questa violenza causa danni duraturi alle persone e ai quartieri colpiti. Danneggia anche i manifestanti pacifici: il loro messaggio viene soffocato, la loro incolumità è messa a rischio e il loro diritto di manifestare viene messo in discussione.

Riteniamo che tutelare il diritto di manifestare e fermare la violenza dei disordini di piazza non siano obiettivi contrapposti. Sono lo stesso obiettivo.

Che cosa chiediamo

1. Tutelare la protesta pacifica

  • Garantire per legge e nella pratica che le riunioni pacifiche, comprese quelle spontanee, possano svolgersi in sicurezza.
  • Distinguere con chiarezza tra i partecipanti pacifici e le persone che commettono violenze. Nessuno deve essere punito, trattenuto o registrato come autore di un reato per il solo fatto di essere stato presente a una riunione in cui altri sono ricorsi alla violenza.
  • Assicurare che qualsiasi uso della forza da parte delle autorità sia necessario, proporzionato e soggetto a un controllo indipendente.

2. Fermare la violenza con fermezza e tempestività

  • Dotare le forze di polizia e i servizi di emergenza del personale, della formazione e delle attrezzature necessari per fermare rapidamente incendi dolosi, saccheggi e aggressioni alle persone.
  • Perseguire in modo coerente e senza indebiti ritardi i gravi reati contro l’ordine pubblico, garantendo a ogni indagato un processo equo.
  • Chiamare a rispondere i minorenni che partecipano alla violenza dei disordini in modo adeguato alla loro età, attraverso una giustizia minorile che unisca conseguenze reali e prevenzione, e coinvolgere in tale percorso i loro genitori o tutori.
  • Assicurare che le vittime siano risarcite dei danni causati da minorenni, anche mediante la responsabilità civile dei genitori già prevista dalla maggior parte dei paesi, e perseguire gli adulti, genitori compresi, che istigano, organizzano o agevolano consapevolmente la partecipazione di un minorenne alla violenza.
  • Sostenere in modo rapido e adeguato le vittime della violenza dei disordini: residenti, lavoratori, titolari di imprese e personale di emergenza.

3. Consentire il supporto militare in un quadro giuridico chiaro, come ultima risorsa

Quando la capacità ordinaria della polizia è palesemente insufficiente, la legge dovrebbe consentire alle forze armate di sostenere le autorità civili nel ripristino dell’ordine pubblico, ma solo:

  • sulla base di un quadro giuridico chiaro, adottato in anticipo dal Parlamento, entro i limiti costituzionali di ciascun Paese;
  • a seguito di una decisione dell’autorità civile competente, con tempestiva informazione al Parlamento e sotto il suo controllo;
  • per un periodo limitato, con un compito definito e sotto comando civile e direzione della polizia;
  • principalmente per compiti di supporto, come la protezione di infrastrutture critiche, la messa in sicurezza di siti e la logistica, con personale addestrato a tali funzioni;
  • mai contro riunioni pacifiche e con piena responsabilità giuridica per ogni azione.

Alcune costituzioni limitano rigorosamente l’impiego delle forze armate sul territorio nazionale. Chiediamo che la questione sia affrontata apertamente attraverso i processi democratici e costituzionali di ciascun Paese, mai aggirandoli.

4. Trattenimento e rimpatrio dei non cittadini che partecipano a violenze gravi, nel rispetto del giusto processo

  • Quando una persona priva di un titolo di soggiorno partecipa a violenze gravi, le autorità dovrebbero poterla trattenere temporaneamente, su base legale e con controllo giurisdizionale, in strutture semplici e dignitose che rispettino gli standard della Convenzione europea dei diritti dell’uomo e del diritto dell’UE.
  • Al termine di un giusto processo, che comprenda una valutazione individuale, l’accesso all’assistenza legale e un ricorso effettivo dinanzi a un giudice, tali persone dovrebbero essere rimpatriate in via prioritaria nel Paese di origine o di soggiorno legale.
  • Per le persone regolarmente soggiornanti ma non cittadine del Paese interessato, i motivi giuridici già esistenti per porre fine al soggiorno per gravi ragioni di ordine pubblico dovrebbero essere applicati in modo coerente dopo la condanna, a seguito di una valutazione individuale e proporzionata. Per i cittadini di altri Stati membri dell’UE ciò deve restare entro i limiti del diritto dell’UE in materia di libera circolazione.
  • Nessuno può mai essere rimpatriato in un Paese in cui rischierebbe realmente la tortura, trattamenti inumani o degradanti, o persecuzioni. Il principio di non respingimento è assoluto.

5. Rafforzare un meccanismo europeo condiviso di divieto d’ingresso

  • Fare pieno e coerente uso degli strumenti europei esistenti, in particolare il sistema d’informazione Schengen e lo scambio di informazioni sui casellari giudiziali, affinché una persona condannata per un grave reato contro l’ordine pubblico commesso durante disordini in un Paese possa vedersi negare l’ingresso negli altri.
  • Assicurare che ogni divieto d’ingresso si basi su una decisione individuale, sia proporzionato e limitato nel tempo, possa essere impugnato dinanzi a un giudice e rispetti la normativa europea sulla protezione dei dati.

Il nostro obiettivo

Tutelare il diritto di manifestare allontanando da esso la minoranza violenta. Un’azione ferma e conforme alla legge contro la violenza è la migliore garanzia che tutti gli altri possano continuare a manifestare liberamente e in sicurezza.

Il nostro impegno per lo Stato di diritto

Questa petizione non invoca alcuna azione illegale. Ogni misura che propone deve essere adottata attraverso processi democratici e legittimi e applicata nel pieno rispetto delle costituzioni nazionali, della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e del diritto internazionale dei rifugiati, compreso il principio di non respingimento. Le misure devono riguardare i comportamenti, mai la nazionalità, l’origine etnica, la religione o le opinioni politiche.

La European Public Order Initiative è una petizione civica indipendente e apartitica. Non è un’iniziativa dei cittadini europei registrata ai sensi del regolamento (UE) 2019/788 e non è affiliata all’Unione europea né ad alcuna sua istituzione.

È d’accordo? Aggiunga il suo nome.

Firmare la petizione